Caso delle sorelle Kessler

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare del caso delle sorelle Kessler e della loro scelta di ricorrere al suicidio assistito. Al di là delle opinioni personali, questa vicenda ci mette davanti a un tema che spesso fingiamo di non vedere: la paura di finire in una struttura che non garantisce una vita dignitosa.

Io questa realtà l’ho vissuta da vicino, pochi mesi fa. Mio padre, affetto da demenza senile, è morto in una struttura dove le condizioni erano inaccettabili. È morto disidratato.

Lo ripeto con amarezza: disidratato.

Una cosa che non dovrebbe accadere a nessun essere umano.

Le RSA e gli istituti per anziani dovrebbero essere luoghi di cura, di attenzione, di umanità. E invece troppo spesso diventano parcheggi, dove il turnover è più importante della persona. “Morto uno, entra un altro.” Questo è quello che ho visto con i miei occhi.

Non a caso molte persone temono più la casa di riposo che la vecchiaia stessa.

Le strutture devono essere controllate davvero, non solo sulla carta. Le ASL devono vigilare, verificare, intervenire. Perché chi entra lì non è un numero in lista d’attesa:

è un padre, una madre, una storia. È un pezzo di vita che merita rispetto fino all’ultimo respiro.

Questo non è uno sfogo.

È un appello.

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